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“UN PAPA’ SPECIALE NEL RICORDO DI TUTTI”. 11 Ottobre.

11 Ottobre.

   “Un papà speciale

    nel ricordo di tutti”.

   A seguito della Solennità della “Regina del Santo Rosario”, ci siamo soffermati per alcuni giorni su come e quanto importante e indispensabile fosse per Padre Pio la “Preghiera del Santo Rosario”.

   Al termine di tali significativi racconti, però, è necessario riprendere la data del 7 Ottobre, per non trascurare anche l’importante figura di un “papà” che, per una particolare coincidenza, è morto proprio nel giorno della suddetta Solennità Mariana, il 7 Ottobre del 1946.

   Trattasi di Grazio Maria Forgione, “Zì Grazio” per gli amici compaesani, semplicemente “Gra” per mamma Peppa, “Tatà”, invece, per Padre Pio; egli ha lasciato un segno indelebile non soltanto in Padre Pio, ma anche nel cuore dei suoi figli spirituali (vedi dedica marmorea nella foto a fine racconto).

   Grazio Forgione è nato a Pietrelcina il 22 Ottobre del 1860; un uomo giusto, di una perspicace intelligenza, attivo e tenace, che sapeva tradurre subito ogni pensiero in azione.

   Dal sonoro accento dialettale, dalle battute pronte e sbrigative, che pur se rudi, erano sempre cordiali.

   Fisicamente era di statura media, con occhi sempre vivi, mani dure e screpolate, che ne sottolineavano quelle di un grande lavoratore, il quale si occupava del suo terreno a Piana Romana.

   Era l’8 Giugno del 1881 quando egli sposò Maria Giuseppa De Nunzio e, dal loro matrimonio, nacque anche Francesco, futuro Padre Pio, che iniziò a far sentire i suoi primi vagiti alle cinque del pomeriggio di Mercoledì, 25 Maggio del 1887.

   Alla luce delle moderne attenzioni verso una donna incinta, non è comune immaginare quale fosse, all’epoca, il comportamento di una “moglie in imminente attesa di un nascituro”.

   Giunge davvero in modo particolare il racconto di quel giorno, quando i due coniugi erano a lavoro nei campi e, a un certo punto, la moglie Peppa lasciò il lavoro per ritornare sola a casa.

   Papà Grazio, che era ancora intento a lavorare nei campi, di lì a poco fu avvisato di come la moglie stesse già per partorire.

   Fu così che, appresa la notizia, l’uomo si precipitò nel Rione Castello, in Vico Storto Valle e, con qualche difficoltà, riuscì a entrare nella camera da letto gremita di gente, festosa per il già avvenuto lieto evento.

   Egli abbracciò la moglie, le donò un fiore e, con il cuore colmo di gioia, sollevò in alto il neonato, che subito fece udire la sua voce, quella “voce” che, in un non lontano futuro, avrebbe Glorificato Dio Padre, ma anche consolato e aiutato tante anime.

   Grazio, andò avanti nella sua vita sempre con forza e con coraggio, deciso e pronto ad agire, anche quando si trattava di una grande decisione, di un’azione difficile, come quella di andare lontano in America e di fare tanti sacrifici, sopportare tanti disagi, ma nessun sacrificio fu troppo grande, perché era maggiore il suo desiderio di vedere il suo piccolo Francesco felice di poter seguire la Sua Vocazione Sacerdotale, rispondendo alla chiamata di Dio Padre.

   Papà Grazio capiva la grandezza di avere un tale figlio e, quando qualcuno gli diceva quanto fosse fortunato nell’avere un figlio Sacerdote, egli rispondeva con le lacrime agli occhi, dicendo: “Non l’ho fatto io, l’ha fatto Gesù Cristo, l’ha fatto Dio”.

   Zì Grazio passò gli ultimi nove anni della sua vita a San Giovanni Rotondo, ospite dell’americana Maria Pyle, affezionata figlia spirituale di Padre Pio.

   Anche lui, come mamma Peppa, voleva concludere la sua vicenda terrena tra le braccia del figlio.

   Zì Grazio aveva una spontanea allegria, spesso contagiosa, che sapeva ben comunicare a quelli che lo circondavano.

   Anche negli ultimi tempi, quando era malato, molti figli spirituali di Padre Pio andavano a trovarlo e ritornavano volentieri nei giorni seguenti, per trascorrere, insieme a lui, momenti di ilarità.

   Papà Grazio aspettava queste visite come un bambino che aspetta i suoi compagni di gioco.

   Maria Pyle lo definiva non solo un libro aperto, ma anche “una biblioteca intera”, piena di volumi, ricchi di esperienza, spesso racchiusa in semplici storielle, o nei concreti racconti della sua vita.

   Zì Grazio, giorno per giorno, lentamente si spegneva e le visite di Padre Pio diventavano sempre più frequenti, finché, verso la fine, egli rimase in casa con Padre Raffaele, che nei momenti di dolore non era mai mancato al fianco di Padre Pio.

   Amici, fedeli e figli spirituali lo circondavano, ma egli non vedeva altro che il figlio, tant’è che, fino all’ultimo istante, egli tenne i suoi occhi fissi in quelli del figlio.

   Di notte, mentre era assistito da Padre Pio, Grazio Forgione si spense all’età di 86 anni.

   Era proprio il 7 Ottobre del 1946, Solennità della “Regina del Santo Rosario”.

   Nella Cappella Cimiteriale, oggi dedicata ai genitori di Padre Pio, l’8 Ottobre del 1946 la Salma di Grazio Forgione fu posta accanto a quella della sua Giuseppa.

   Il 25 Maggio del 1951, un gruppo di “figli spirituali” vollero porre una lapide che lasciasse intendere questo particolare legame, che non solo li univa a Padre Pio, ma anche ai suoi amati genitori.

 

I loculi dove sono collocati i genitori di Padre Pio, sui quali ben si leggono le devote parole, a loro dedicate, dai figli spirituali di Padre Pio da Pietrelcina.

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