Vai al contenuto Vai al piè di pagina

SPECIALE PADRE PIO E SANTA TERESA D’AVILA. “La Trasverberazione”. 15 Ottobre.

 15 Ottobre.

“La Trasverberazione”.

In questo giorno nel quale si fa Memoria di Santa Teresa d’Avila, Fondatrice e Riformatrice dell’Ordine dei Carmelitani, è lecito meditare su uno straordinario “dono mistico”; trattasi della “Trasverberazione del cuore”, un fenomeno mistico, che ha coinvolto sia la Santa d’Avila che San Pio da Pietrelcina.

   È interessante comprendere come il verbo “transverberare” deriva dal Latino e significa “trafiggere da parte a parte”.

   Non si tratta di una vera e propria ferita del corpo, ma dell’anima; ciò si verifica quando l’Amore di Dio diventa talmente intenso, così infuocato, che l’anima sente il proprio cuore trafiggersi da un “Dardo di Fuoco Divino”.

   È un “dolore dolcissimo”, una ferita che non fa morire, ma che fa amare di più; è il Segno dell’unione più intima con Cristo Gesù; una partecipazione particolare al Suo Amore di Crocifisso.

   L’accostamento della Trasverberazione di San Padre Pio a quella della Santa d’Avila è quasi d’obbligo; quando si parla di “Trasverberazione” il pensiero va necessariamente a lei, la grande Mistica, che nella Storia della Spiritualità Cristiana è la Rappresentante di tale Divina Esperienza.

   Prima di soffermarsi sulla Trasverberazione di Santa Teresa, è necessario almeno riassumere le caratteristiche di tale Fenomeno nel Santo Frate di Pietrelcina, espressi di seguito in sei punti principali, così riassunti: 1) Padre Pio ha sperimentato il Fenomeno della Trasverberazione attraverso una Visione che ha avuto inizio mentre egli amministrava il Sacramento della Penitenza, proprio in occasione della Ricorrenza Liturgica della “Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo”.

   2) Il “Personaggio Celeste” che gli apparve era proprio Gesù, “Il Cristo Risorto”.

   3) Padre Pio si sentì morire per la particolare e mistica sofferenza che ha sperimentato; infatti, egli scrisse di “essere stato ferito a morte”.

   4) La ferita gli fu aperta nel più intimo dell’anima e rimase sempre aperta, tanto da farlo soffrire in continuità.

   5) L’Opera del “Personaggio Celeste”, anche se non più visto dall’occhio dell’intelligenza, durò dalle ore 17 del giorno 5 di Agosto, fino al mattino del giorno 7 Agosto, del 1918.

   6) Tale Fenomeno interessò il suo cuore, ma anche il suo costato.

   Santa Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada,  comunemente conosciuta come “Santa Teresa di Gesù”, o “Santa Teresa d’Avila” (perché nata ad Avila, cittadina spagnola), ha avuto anch’essa il Privilegio e il Merito di conoscere i segreti dell’Orazione per via dell’esperienza, vissuta nella Santità di una vita consacrata alla Contemplazione e simultaneamente impegnata nell’azione, ma anche per mezzo dell’esperienza, insieme patita e goduta, nell’Effusione Divina di straordinari Carismi Spirituali che ha vissuto su di sé.

   Questa Santa, dunque, che ha avuto il Dono particolare di saper esporre i segreti dell’Orazione, così descrive il Fenomeno della Trasverberazione, da lei vissuto e sperimentato: «Il Signore […] volle alcune volte favorirmi di questa Visione: vedevo vicino a me, dal lato sinistro, un Angelo in forma corporea, cosa che non mi accade di vedere, se non per un caso raro.

   Benché spesso mi si presentino Angeli, infatti, io non li vedo materialmente, ma come in una Visione, di cui ho parlato in precedenza.

   In questa Visione piacque al Signore che lo vedessi così: non era grande, ma piccolo e molto bello, con il volto così acceso da sembrare uno degli Angeli molto elevati in Gerarchia, che pare che brucino tutti in Ardore Divino: credo che siano quelli chiamati “Cherubini”, perché i nomi non me li dicono, ma ben vedo che nel Cielo vi è tanta differenza tra Angeli e Angeli, quindi tra l’uno e l’altro di essi, di cui non saprei come esprimermi.

   Io gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avesse un po’ di fuoco.

   Mi pareva che codesto me lo configgesse a più riprese nel cuore, ma anche più in profondità; per cui quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata del grande Amore di Dio.

   Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere quei gemiti di cui ho parlato, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non vi era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi d’altro che dell’Amore di Dio.

   Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto.

   È un idillio così soave, quello che si svolge tra l’anima e Dio, che supplico la Divina Bontà di farlo provare a chi pensasse che mento.

   I giorni in cui durava questo stato ero come trasognata: non avrei voluto vedere, né parlare con alcuno, ma tenermi stretta alla mia pena, che per me era la beatitudine più grande di quante ve ne siano nel Creato».

   La conseguenza principale di questa “ferita”, per San Padre Pio, come anche per Santa Teresa d’Avila, è il sentirsi infiammati di amore verso Dio e da questo amore deriva sia un grande desiderio di pregarLo, che di servirLo e adorarLo.

   Lo stesso Padre Pio così scrisse al suo Direttore Spirituale: “Da quel giorno mi sento ferito a morte… sento nel fondo dell’anima una ferita che è sempre aperta e mi fa spasimare”.

   Pochi giorni dopo, il 20 Settembre, quella ferita interiore divenne visibile, concretizzandosi nel corpo con le Sacre Stimmate.

   La Trasverberazione fu la preparazione al Dono più grande: essere conformato a Cristo Crocifisso.

   La piaga inflitta dal “Personaggio Celeste” dà compimento alla Passione di Padre Pio, come la Piaga del Costato e del Cuore, aperta dalla lancia del soldato l’aveva data alla Passione del Redentore; “essa” sta a indicare l’unione dolorosa di San Padre Pio con Cristo Crocifisso, che lo chiama a collaborare con Lui all’Umana Redenzione, riversando sui penitenti quell’Amore Divino che, nel piagare anche visibilmente il suo cuore, mentre amministrava il Sacramento della Confessione, voleva associarlo in modo peculiare al Mistero Salvifico delle Anime, da attuare proprio nell’amministrare tale Sacramento.

   Per Santa Teresa d’Avila, invece, la Trasverberazione è una “ferita d’amore sponsale”; non è partecipazione alla Croce nel senso doloroso-fisico di San Padre Pio, ma

per lei è la ferita dell’Amore di Dio come Sposo.

   Dopo quella “ferita”, Santa Teresa non può più vivere normalmente e mediocremente, poiché ella diventa Fuoco d’Amore, Maestra di Preghiera, Riformatrice dell’Ordine e Fondatrice di nuovi Monasteri: quindi è l’Amore che la spinge ad agire.

   Lo stesso Amore, la stessa Freccia, che fa ardere Santa Teresa, altrettanto fa soffrire Padre Pio, rendendolo “mediatore di Anime”, nell’Opera di Salvezza di Cristo Gesù Crocifisso.

   Per Padre Pio, come per Santa Teresa, “la ferita” non si chiuse mai, poiché “codesta” era il ricordo vivo che essi appartenevano totalmente a Dio Padre.

 

DIDASCALIA:

“L’Estasi di Santa Teresa”, l’Opera del Bernini, che vuole mostrare, quasi visibilmente, come Santa Teresa sia “ferita e rapita” dall’Amore di Dio Padre.

L’Estasi, o, in maniera più appropriata, “La Transverberazione di Santa Teresa d’Avila”, è una Scultura in marmo e bronzo dorato di Gian Lorenzo Bernini, realizzata tra il 1645 e il 1651.

Essa è collocata nella Cappella Cornaro, presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma.

Lascia un commento